ALESSANDRA FARABEGOLI: “Il Freelance Camp è utile, informale, divertente” [intervista]

Il 16 Giugno, si terrà la prima edizione del Freelance Camp al Teatro Quirinetta di Roma. Alessandra Farabegoli risponde a qualche curiosità sulla nascita dell’evento e sul suo arrivo nella capitale

a cura di Francesca Ferrara @netnewsmaker © RIPRODUZIONE RISERVATA

Un barcamp dedicato ai freelance che nasce a seguito di quale esigenza, bisogno, richiesta? 

Nel 2012 sia io che gli altri due cofounder del progetto, Gianluca Diegoli e Miriam Bertoli, avevamo iniziato da poco a lavorare come freelance; io dopo alcuni anni da imprenditrice a guida di un’agenzia, Gianluca e Miriam dopo esperienze di lavoro da dipendente. Insomma, nessuno di noi era “alle prime armi” dal punto di vista della maturità professionale, ma tutti e tre – chi più chi meno – eravamo consapevoli delle difficoltà di gestire da soli tutti quegli aspetti della vita lavorativa che, fino a poco tempo prima, potevamo delegare in parte a una struttura più grande.
Questa difficoltà, ci rendevamo conto, era ancora più grande per chi apriva la partita IVA obtorto collo, forzato a farlo da un mercato del lavoro estremamente precarizzato: per noi era stata una scelta, fatta partendo da una posizione di relativa sicurezza e notorietà, ma per molti dei nostri colleghi più giovani era una condizione subìta.
Da qui l’idea di creare un’occasione per condividere idee, difficoltà, metodi di lavoro e di organizzazione; non un corso ma una giornata di scambio e discussione.

 

A fine barcamp cosa accade? Cosa si porta ‘a casa’? Cosa si è portato negli anni passati?​

FreelanceCamp 2014

A ogni edizione gli interventi si distribuiscono fra racconti di esperienze, consigli su come organizzarsi, gestire il tempo, fare preventivi e contratti, farsi pagare 🙂

Non mancano i suggerimenti su strumenti utili, online e non solo, e anche questioni più profonde come analizzare il nostro rapporto col denaro o gestire aspetti del carattere come l’introversione, l’avversione a vendersi, la tendenza a procrastinare.

 

Il 16 Giugno ci sarà la prima edizione romana del barcamp, come mai nella Capitale?

FreelanceCamp 2014

Benché la maggior parte dei barcampisti a Marina Romea venga dall’Italia centro-settentrionale, abbiamo sempre avuto un piccolo drappello di partecipanti dalla capitale, compresa la preziosissima troupe di Vudio che da alcuni anni ci garantisce riprese e streaming. Ci rendiamo conto che la realtà romana è per molti versi ancora più difficile, con tanti freelance che però risultano quasi invisibili, schiacciati da un contesto dominato da grandi imprese e dal moloch della Pubblica Amministrazione.

Per questo l’anno scorso abbiamo scommesso sulla possibilità di aprire una succursale del nostro barcamp anche a Roma; a giudicare dal tutto-esaurito del Quirinetta, sicuramente l’interesse non manca, e io spero che questa sarà la prima di una lunga serie di edizioni.

 

Il FreelanceCamp è uno dei pochi barcamp ancora resistenti al tempo delle mode. Questa resistenza/esistenza a cosa la si deve?

FreelanceCamp 2014

Io penso che la chiave sia il tema, molto sentito: il nostro barcamp nasce da una necessità vera e sempre più sentita, e tutti noi, sia chi organizza sia chi partecipa, continuiamo a ricevere molto più di quello che ci mettiamo in termini di lavoro e impegno.

E forse siamo stati più attenti (o fortunati) di altri a conservare, nonostante la crescita delle dimensioni e della portata dell’evento, quello spirito di spontaneità e leggerezza delle prime volte.

 

Cosa è cambiato nel fare barcamp da quando avete iniziato a livello organizzativo? La risposta/attenzione delle persone/utenti è cambiata?

La prima edizione è stata praticamente una riunione fra amici, una cinquantina di persone in uno stabilimento balneare. Nel giro di un paio d’anni, l’iniziativa è cresciuta così tanto che abbiamo dovuto – e voluto – far crescere anche l’organizzazione, coinvolgendo altre persone per gestire tutti quegli aspetti che all’inizio si improvvisavano (ricordo i badge della prima edizione, fatti stampando il timbro “freelancecamp” su pezzi di cartone riciclato).

Fare barcamp ha ancora oggi un senso? Se si, perché? Un consiglio per una buona organizzazione di barcamp?​

Ogni evento ha una storia a sé, e le ricette che funzionano sono difficili da replicare tal quali. L’unico consiglio che mi sento di dare è ricordarsi sempre che il tempo delle persone ha un grande valore, quindi, anche se chi partecipa non paga nulla o paga un ticket di pochi euro, una giornata di cento o duecento persone è un valore grandissimo in tempo ed energie, che non va mandato sprecato. E gli sponsor devono parlare quando hanno qualcosa di interessante e utile da dire, davvero, non per una marchetta 🙂

Avete mai pensato a realizzare un ‘prodotto contenitore’ che raccolga tutte le esperienze raccolte in questi anni? O ad un ebook che raccolga i migliori consigli per un freelance?

Per il momento nessun ebook, ma online abbiamo tutte le playlist video con gli speech delle ultime tre edizioni – e fra poco ci saranno quelle dell’edizione romana.

 

 

                                   

Dopo Roma pensate che sia possibile portare il FreelanceCamp in altre città?

Non facciamoci prendere dalla fretta! Non escludo niente, ma preferisco non fare il passo più lungo della gamba e far crescere le iniziative alla giusta velocità, senza correre.
Di iniziative dedicate al mondo dei freelance ce ne sono anche altre, alcune organizzate da Acta, altre da altri gruppi, noi non abbiamo la pretesa di essere i soli a lavorare su questi temi 🙂

 

Tre aggettivi per definire il FreelanceCamp 

Utile: ciascuno si porta a casa qualcosa per cui valeva assolutamente la pena di sbattersi e muoversi e prepararsi
Informale: non è un convegno, non è una scuola, per cinque anni l’abbiamo fatto in infradito in riva al mare ma anche a Roma, in un teatro in centro, non abbiamo intenzione di metterci in smoking
Divertente: si impara meglio (e si lavora meglio) quando lo si fa sorridendo, nonostante fatica e stress

 

E se da il FeeelanceCamp nascesse una stuttura/organizzazione a sostegno dei freelance che lavorano nel digitale? Utopia?

Per carità, no! Di sindacati e intermediari in Italia ne esistono fin troppi, e gli lascio volentieri il ruolo. Io non voglio sostenere né organizzare nessuno, la mia ambizione è che le persone imparino a organizzarsi e aiutarsi da sole.

 

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